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Borghetto & Padernello

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8 Ottobre 2017

Partenza ore 8.30

Bergamo

Castiglione delle Stiviere

Castiglione delle Stiviere – Veduta

 

Di Castiglione delle Stiviere (Castilione li Stivere o Castilio de Stiveriis in latino) non si conoscono le origini. A causa della sua posizione geografica fu zona molto contesa nel periodo delle Signorie, fra Gonzaga, Visconti e Scaligeri, fino a quando nel 1478 iniziò con il marchese Ferrante Gonzaga la sua storia autonoma di feudo. È di questo periodo la nascita di Luigi Gonzaga (1568) lo stesso che sarà proclamato santo nel 1726, e oggi venerato nel mondo come "il santo della gioventù". La città stessa fu sede di due episodi della Guerra di successione spagnola, rispettivamente nel 1702 e nel 1706, durante la battaglia di Castiglione nella quale venne distrutto il vasto castello fortificato per mano delle truppe francesi dei generali Luigi Giuseppe di Borbone-Vendôme e Médan sotto il comando del Re di Francia Luigi XIV, schierate contro gli Imperiali austriaci. A causa della politica filo francese dei suoi signori, accusati di fellonia contro l'impero, il principato fu occupato dalle truppe imperiali nel 1691 e di fatto sottoposto all'autorità dell'imperatore d'Austria a seguito di sequestro nel 1708 (i cittadini di Castiglione giurarono infatti proprio in quell'anno fedeltà assoluta all'Imperatore Giuseppe I d'Asburgo). Nel 1773 il duca Luigi III Gonzaga, pretendente dello stato, rinunciò ad ogni diritto sovrano a favore definitivamente dell'Austria anche sul ducato di Solferino e la signoria di Medole: Castiglione acquisì dunque in seguito il titolo di "principato" nei domini asburgici e dell'Impero Austriaco di Maria Teresa e Giuseppe II. Il 5 agosto del 1796 nelle sue campagne ebbe luogo la battaglia di Castiglione nella prima campagna d'Italia di Napoleone contro gli austriaci. Dalla Restaurazione (1815), Il dominio austriaco durò fino a quando nelle vicinanze si combatté, durante la Seconda guerra d'indipendenza italiana, la famosa battaglia di Solferino e San Martino (1859) che segnò una tappa fondamentale nella storia del Risorgimento, e ispirò il giovane Henry Dunant alla creazione di una delle associazioni umanitarie più importanti: la Croce Rossa Internazionale, idea che si concretizzò nel 1864 a Ginevra.

 

Alla fine della Seconda guerra d'indipendenza italiana, Castiglione entrò a far parte della provincia di Brescia, diventando capoluogo del Circondario di Castiglione delle Stiviere. Nel 1866, con la Terza guerra d'indipendenza italiana, fu annesso al Regno d'Italia quello che restava del Regno Lombardo-Veneto, compresa la provincia di Mantova nel territorio ridotto nel 1859. Nel 1868 il circondario di Castiglione delle Stiviere fu smembrato, assegnando la maggior parte del territorio alla provincia di Mantova, che tornava così nei suoi confini storici.

Borghetto

Storia antica

Situato nel punto in cui fin dall'antichità (e poi in epoca longobarda) si trovava un guado sul Mincio nell'alto Medio Evo si configurava come un apprestamento minimale, feudo dell'abbazia di San Zeno, con funzione di esazione del pedaggio sul ponte ligneo.

 

Storia medievale

 

In epoca scaligera e poi viscontea è stato al centro delle vicende che hanno portato alla costruzione dei vari manufatti che lo circondano (il Ponte visconteo, il Castello scaligero, il Serraglio). A quest'epoca risale la sua trasformazione in borgo fortificato, con due porte di accesso e una cerchia poligonale di mura con torri circondata dalla fossa Seriola (che attinge acqua dal Mincio).

 

Nel XVII secolo fu teatro del passaggio dei francesi nell'ambito della Guerra di successione spagnola.

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Storia contemporanea

Il 30 maggio 1796 qui si svolse una battaglia in cui Napoleone sconfisse gli austriaci guidati da Beaulieu (l'area di Borghetto era presidiata da Schottendorf con 7 battaglioni e 15 squadroni); il 6 agosto dello stesso anno fu teatro di un cannoneggiamento francese da parte di Augerau e Serurier.

Nel XIX secolo Borghetto si trovò coinvolta in varia misura nelle guerre dell'epoca risorgimentale: il 9 aprile 1848 si ebbe uno scontro tra piemontesi (3ª divisione guidata da Broglia) e austriaci i quali si ritirarono guastando il ponte di legno; il 29 giugno 1859 vi sostò il III corpo francese di Niel; il 23 giugno 1866 si accampò la divisione Sirtori

In seguito alla seconda guerra d'indipendenza Borghetto, trovandosi sulla destra del fiume Mincio, venne assegnata al Regno d'Italia, mentre il capoluogo comunale rimase al Regno Lombardo-Veneto; pertanto Borghetto divenne frazione di Volta.

Nel 1954 nelle vicinanze del ponte di legno sul Mincio sono state girate alcune scene del film Senso di Luchino Visconti.

Il borgo ha conosciuto a partire dagli anni novanta del XX secolo un'intensa opera di restauro che ha riqualificato le case a cavallo del Mincio le quali sono state trasformate in locali pubblici.

Padernello

Storia

Padernello - frazione di Borgo San Giacomo, sino al 1927 comune con annessa frazione Motella, risulta essere un borgo di notevole caratteristica culturale. Il Castello Martinengo, Salvadego Molin Ugoni sino al 2005, è un importante complesso architettonico con fossato e ponte elevatoio. Il maniero è ora gestito dalla "Fondazione Castello di Padernello" che ne cura sia la manutenzione che l'uso. Forse la più importante attrazione della zona, la frazione è un piccolo borgo con struttura romanica, la chiesa di Padernello, dedicata alla Natività della Beata Vergine Maria, è custode di numerose opere d'arte come ad esempio il preziosissimo Crocefisso del S.S. Redentore opera del Zamara. Il piccolo cimitero annesso è opera del Vantini e il monumento dei caduti, opera marmorea, è posto nella piazza antistante la chiesa e fu inaugurato dall'onorevole Marziale Ducos, persona molto influente nei primi decenni del novecento. Inoltre ultimamente, per volontà della Fondazione Castello di Padernello e dell'Amministrazione comunale, è stato costruito un ponte vegetale, opera dell'artista Giuliano Mauri, tale ponte collega la frazione con le cascine denominate Bosco (ex convento aggregato a San Cosma e Damiano di Brescia) e il Santuario dedicato a San Vigilio. Attualmente la frazione festeggia il S.S. Redentore ogni venticinque anni (ultima festa 2008 è stata organizzata da due laici della frazione Adriano Zanoni già presidente del Consiglio di frazione e Cristian Lanzi già presidente del Consiglio di frazione), per ricordare il miracolo del Crocefisso che ha scongiurato la frazione dal morbo del colera nel 1867, ed ogni anno viene organizzata dagli abitanti una rassegna asinina, ormai divenuta famosa in tutta la zona. La frazione è rappresentata da un consiglio di frazione, eletto dai residenti della frazione, che rimane in carica quanto l'Amministrazione comunale di Borgo San Giacomo, il consiglio ha il compito di promuovere iniziative e di avanzare richieste riguardanti il benessere della frazione. Importante è la collezione privata dei quadri del Ceruti (Pitocchetto) custoditi sino al 1965 nel castello di Padernello e denominati "Ciclo di Padernello".

Padernello – Veduta

Collocazione e storia

 

Dal XIV al XVII secolo

La struttura, circondata da fossato con ponte levatoio funzionante e rivellino, si erge isolata nella pianura bresciana. Il castello, che domina il piccolo paese, è composto da 130 stanze su una superficie di 4000 m².

La costruzione del castello avvenne per opera dei Martinengo, famiglia di provenienza bergamasca, fedeli alla Repubblica di Venezia, in origine chiamata dei “Giselbertini”, che dal X e l'XI secolo si cominciò a nominare con l'appellativo “da Martinengo” poiché residente nel castello di Martinengo, nella pianura bergamasca.

La presenza della nobile casata a Gabiano (antico nome dell'attuale Borgo San Giacomo) è attestata a partire dall'XI secolo.

La nobile casata dei Martinengo rimase a Padernello fino al 1834; dal 1861 i possedimenti passarono alla famiglia Salvadego Molin Ugoni.

Il castello, edificato alla fine del XIV secolo da Bernardino Martinengo è a pianta quadrata con quattro torri angolari di difesa.

La prima testimonianza sulla presenza di una fortificazione a Padernello risale al 1391: una casa-torre circondata da un doppio fossato, che sovrasta un territorio di vitigni, boschi e pascoli.

La costruzione del castello vero e proprio iniziò nella prima metà del XV secolo ad opera di due rami della famiglia Martinengo: i Martinengo di Padernello o “della Fabbrica” e i Martinengo “delle Palle”.

Verso il 1470 il maniero è già provvisto di mastio dotato di mensoloni e caditoie con funzioni di controllo e avvistamento del territorio limitrofo, munito di feritoie e merlature guelfe, altresì dotato di mensoloni e caditoie. Dello stesso periodo risale l'elegante porticato sul lato Nord, caratterizzato da colonne in pietra con capitelli recanti scudi con l'aquila imperiale, simbolo araldico della casata.

Nel cortile interno sorge un loggiato sul lato Ovest a pilastri tipicamente cinquecentesco sui quali campeggiano gli stemmi delle famiglie Martinengo e Colleoni, famiglia quest'ultima imparentata coi Martinengo. Del Cinquecento sono il grande salone del lato Est e il porticato del lato Sud e, dell'interno, i soffitti a vela o a botte e i soffitti lignei a cassettoni riccamente decorati.

La struttura ha subito notevoli rimaneggiamenti nel tempo. Nel Settecento il castello subì un importante rinnovamento architettonico e di funzione. L'allora conte Gerolamo Silvio convertì il maniero in un'elegante villa signorile secondo lo stile dell'epoca. A questo periodo si deve la realizzazione dello scalone settecentesco, opera del celebre architetto Giovan Battista Marchetti (1686-1758), dal 1758 direttore della costruzione del duomo nuovo di Brescia. Si realizzarono inoltre una splendida sala da ballo, la cappella dedicata a San Faustino e Giovita. Il prospetto esterno sui lati Nord e Est venne ingentilito con balconcini in pietra e ringhiere in ferro battuto, mentre sul lato Sud venne aperto un ampio portale centrale da cui si accede l'accesso al giardino sul fossato.

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Dal XVIII al XXI secolo

Nel 1834, dopo più di quattro secoli la casata dei Martinengo di Padernello, con la morte di Girolamo Silvio II Martinengo, si estinse per l'assenza di eredi maschi. Alla morte dell'ultimo Martinengo le proprietà venete vennero affidate alla moglie contessa Elisabetta Michiel, mentre quelle della provincia di Brescia passarono al cugino Alessandro Molin. Alla morte di quest’ultimo le proprietà vennero ereditate dalle sorelle Maria e Alba, sposate rispettivamente al conte Panciera di Zoppola e al nobile Pietro Salvadego. Padernello, il Castello e altre proprietà vennero assegnate, in seguito alla suddivisione delle proprietà del 1861, ai nobili Salvadego. Ultimo conte a risiedere al castello fu Filippo Molin Ugoni Salvedego, il quale, per motivi di salute, preferì trasferirsi nel 1961 nel suo palazzo di Brescia, dove morì nel 1965.

Da allora il Castello di Padernello venne abbandonato, lasciandolo esposto alle intemperie, all'incuria e allo sciacallaggio, nonostante nel 1912 fosse stato definito di alto pregio architettonico e di interesse nazionale da parte del Ministero della Pubblica Istruzione.

Negli anni Ottanta l'unica realtà impegnata nella difesa del Castello e del suo borgo era l'"Associazione Amici del Castello", la quale restaurò l'antica posteria l'Aquila Rossa, simbolo imperiale dei Martinengo, con l'intento di salvare il maniero e valorizzare il borgo di Padernello. Grande ispiratore dell'associazione fu Monsignore Don Antonio Fappani, autore dell'Enciclopedia Bresciana.

Nel 2016 viene conferita la targa di segnalazione dell'Istituto Italiano dei Castelli per l'ottimo restauro strutturale, architettonico, ambientale e l'ottima manutenzione e la consentita l'accessibilità.

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Km 260

Rientro ore 18.30