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NOTIZIE

Auschwitz

Partenza 24 04 2019

Bergamo 

Villotta

San Daniele del Friuli

Tarvisio

Klagenfurt am Wörthersee Austria

>>> 1° giorno

Km 519

Klagenfurt am Wörthersee Austria

Fondata lungo il fiume Glan dal duca di Carinzia, a protezione del crocevia delle rotte commerciali in direzione est-ovest e nord-sud, tra il 1193 e il 1199 Klagenfurt viene nominata per la prima volta in un documento con il nome di Forum Chlagenvurth. L'area occupata dal centro abitato si trovava in una zona alluvionale del fiume e fu allagata numerose volte; ciò indusse, nel 1246 il duca Bernardo da Spanheim a rifondare la città in una zona più sicura.

 

Klagenfurt si sviluppò attorno all'attuale Alter Platz e ottenne i diritti civici nel 1252. Nei secoli successivi la città fu devastata da incendi, terremoti, invasioni di cavallette e dalla Guerra dei contadini. Nel 1514 un incendio distrusse quasi completamente la città e l'imperatore Massimiliano I, non avendo denaro per ricostruirla, la donò all'Assemblea Regionale, caso unico nella storia dell'Impero. 

L'Assemblea ricostruì, modernizzò e ingrandì la città e molti esponenti della nobiltà eressero i loro palazzi a Klagenfurt. Nel 1592 l'architetto italiano Domenico dell'Allio realizzò il Neuer Platz, il nuovo centro cittadino e una nuova cinta muraria. Il religioso Agostiniano svizzero Giovanni Antonio Gambazzi (1574-1662) di Novaggio fu designato quale Deputato dell'Arciducato di Carinzia con sede in città e col titolo di Abate mitrato.

Nel 1809 le truppe francesi guidate da Napoleone smantellarono le mura cittadine di cui oggi resta solo un piccolo tratto. Nel 1863 l'arrivo della ferrovia diede una forte spinta all'economia, facendo della città il centro di riferimento della regione.

Nel 1919 la città fu occupata dall'esercito del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni che rivendicava la sovranità sulla parte meridionale della Carinzia. Nel 1920 le forze di occupazione iugoslave si ritirarono dal centro cittadino, retrocedendo nei sobborghi meridionali come Viktring ed Ebenthal. Esse infine si ritirarono definitivamente oltre confine, dopo il plebiscito carinziano dell'ottobre 1920, col quale la maggioranza della popolazione decise che la città avrebbe dovuto rimanere parte dell'Austria.

Nel 1938 la popolazione aumentò di più del 50% a causa dell'incorporazione dei comuni limitrofi di Sankt Ruprecht, Sankt Peter, Annabichl e Sankt Martin. Durante la seconda guerra mondiale la città fu bombardata per ben 41 volte. I bombardamenti uccisero complessivamente 612 persone e rasero al suolo 443 edifici, danneggiandone altri 1,132. Alla fine del conflitto furono ben oltre 110,000 i metri cubi di macerie che dovettero essere rimossi prima di poter ricostruire la città.

Nel 1945, alla fine del secondo conflitto mondiale, per la seconda volta gli jugoslavi tentarono l'annessione della parte meridionale della regione, ma, dopo un altro plebiscito che ebbe lo stesso esito, dovettero ugualmente rinunciare.

25 04 2019

Klagenfurt am Wörthersee Austria

Graz Austria

Deutschkreutz Austria

Parndorf Austria

Bratislava Slovacchia

>>> 2° giorno

Km 377

Bratislava Slovacchia

Il primo insediamento nel territorio di Bratislava è datato al 5000 a.C., nell'era neolitica, con la Civiltà della Ceramica Lineare. Intorno al 200 a.C. la tribù celtica dei Boii fondò il primo insediamento significativo, una fortificazione (oppidum) e stabilì anche una zecca, che coniò monete d'argento conosciute come biatecs. La regione cadde sotto l'influenza dei Romani dal I al IV secolo e fu parte del Limes Romanus, sistema difensivo di confine. Dal I al V secolo il confine dell'Impero Romano coincise con il fiume Danubio. Una città romana chiamata Gerulata, con un castellum (fortezza militare) era posizionata dove ora c'è Rusovce, nella zona sud di Bratislava. Qui stazionò sotto Domiziano l'Ala I Cannanefatium civium romanorum. A Devín fu costruita una fortezza; varie costruzioni di origine romana sono state scoperte in diverse parti della città. I romani introdussero la coltivazione della vite e quindi cominciarono la tradizione della viticoltura, giunta sino ai giorni nostri e tuttora presente. Alla città romana, che sorgeva presso l'attuale Bratislava è dedicata la Gerulata, relazione ferroviaria tra Lökösháza e Bratislava.

 

Gli Slavi arrivarono dopo gli Avari, tra il V ed il VI secolo nel periodo della migrazione. La locale tribù slava si ribellò e stabilì l'impero di Samo (623-658), la prima entità politica slava conosciuta. Nel IX secolo i castelli di Bratislava (Brezalauspurc) e di Devín (Dowina) furono importanti centri degli stati slavi dei principati di Nitra e della Grande Moravia. Il primo riscontro documentale della città risale al 907 e descrive una battaglia, durante la quale un'armata bavarese fu sconfitta dagli ungheresi. Essa è connessa alla caduta della Grande Moravia a seguito degli attacchi degli Ungheresi.

 

 

 

Nel X secolo Presburgo, più tardi Contea di Pozsony, divenne parte dell'Ungheria (chiamata Regno di Ungheria dall'anno 1000) e divenne un centro chiave sulla frontiera del Regno dal punto di vista economico ed amministrativo. Per la posizione strategica la città fu oggetto di frequenti attacchi e fu teatro di battaglie, ma portò anche al suo sviluppo economico e ad un importante status politico, dovuto ai privilegi concessi alla città nel 1291 dal re Andrea III. Bratislava fu dichiarata 'libera città regale' nel 1405dal re Sigismondo di Lussemburgo, che nel 1436 le consentì di usare il suo stemma.

 

Risultati immagini per Bratislava, Slovacchia

Nel XV secolo è ricco centro commerciale e culturale. Il re umanista Mattia Corvino nel 1467 vi fonda l'Universitas Istropolitana e l'Accademia Istropolitana, centro di studi umanistici. 15361784: capitale dell'Ungheria (che a quel tempo era ridotta all'Alta Ungheria e a parte dell'Ungheria Occidentale); l'Ungheria fu retta dalla dinastia degli Asburgo dal 1526 al 1918.

Il Regno d'Ungheria fu sconfitto dall'impero Ottomano nella battaglia di Mohács nel 1526. Poi i Turchi assediarono e danneggiarono Pozsony, senza conquistarla. A causa dell'avanzata turca nel territorio ungherese, la città fu designata capitale dell'Ungheria nel 1536, diventando parte della monarchia Asburgica e dando inizio ad una nuova era. La città divenne sede del re, dell'arcivescovo di Strigonio (1543), della nobiltà, delle principali organizzazioni e degli uffici. Dal 1536 al 1830 undici re e regine furono incoronati nella cattedrale di San Martino. Il XVII secolo fu segnato da disordini antiasburgici, lotte contro i Turchi, inondazioni, pestilenze.

A Pozsony fiorì nel XVIII secolo il regno di Maria Teresa d'Austria, che la trasformò nella più grande e importante città del territorio corrispondente all'unione dei territori dell'attuale Slovacchia e Ungheria. La popolazione triplicò; furono costruiti nuovi palazzi, monasteri e strade e la città fu centro socio-culturale della regione. La città iniziò a perdere la sua importanza con il regno del figlio di Maria Teresa Giuseppe II, specie quando i gioielli della corona furono trasferiti a Vienna, nel 1783, nel tentativo di rafforzare l'unione tra Austria e Ungheria. Molti uffici centrali furono trasferiti a Buda, seguiti da gran parte della nobiltà. Qui furono pubblicati i primi giornali in ungherese, Magyar hírmondó nel 1780 e in slovacco, Presspurske Nowiny nel 1783. Nel XVIII secolo la città divenne centro del movimento nazionale slovacco.

Dopo la caduta dell'Austria-Ungheria le autorità della città la proclamarono città libera con il nome di "città di Wilson" (Wilsonovo mesto in slovacco), in onore del presidente USA Woodrow Wilson, con l'intento di difendere la sua identità multietnica (sul modello di analoghi progetti, come quello di TriesteFiume e Danzica). Fallito tale progetto con l'occupazione cecoslovacca della città (il primo gennaio 1919 i quartieri della riva sinistra del Danubio, il 14 agosto quelli sulla destra), dal 1919 la città è parte della Cecoslovacchia e ha subito una profonda alterazione della sua identità originaria. Il 14 marzo 1939 venne poi dichiarata la Repubblica slovacca con Bratislava come capitale. Nel 1945 la Cecoslovacchia venne ricostituita, gli abitanti tedeschi di Bratislava espulsi e molti ungheresi evacuati in Ungheria; la città divenne prevalentemente slovacca. Nel 1968 la Cecoslovacchia divenne una federazione e Bratislava fu la capitale della Repubblica Socialista Slovacca.

 

 

 

Dopo la scissione della Cecoslovacchia, il 1º gennaio 1993 Bratislava divenne la capitale della Repubblica Slovacca.

 

Recentemente Bratislava è divenuta meta di una forte immigrazione delle aree rurali della Slovacchia, con una perdita del tessuto sociale tipico slovacco a vantaggio di modelli più individualistici. Grazie al poderoso boom economico, si respira in città aria di cambiamento e Bratislava è divenuta una città elegante e anche una meta turistica importante.

 

 

26 04 2019

Bratislava, Slovacchia

Cracovia, Polonia

>>> 3° giorno

Km 375

Cracovia Polonia

La città fu ricostruita e resa municipio nel 1257, in ossequio alla legge di Magdeburgo, con sgravi fiscali e privilegi commerciali per i suoi cittadini.Questi cittadini erano emigranti tedeschi che si spostarono durante l'Ostsiedlung e costituivano la maggioranza della borghesia nelle città della Polonia e Boemia del tempo.

Il decreto di fondazione del 1257 proclamato da Boleslao V il Casto fu inusuale in quanto escluse esplicitamente la popolazione locale L'antico forte reale di Wawel fu collegato alla nuova città, costruita nel suo lato settentrionale attorno alla Piazza del Mercato rispetto alla sua originale collocazione (Okol).La porzione germanica della popolazione costituiva la maggioranza degli abitanti durante il XVI secolo e rimase assimilata dal resto della popolazione polacca entro il XVI secolo. La città raggiunse notevole prominenza nel 1364, quando Casimiro il Grande fondò l'Università Jagellonica, la seconda università più antica dell'Europa centrale dopo l'Università Carolina di Praga. La città continuò la sua espansione sotto il controllo congiunto lituano-polacco della dinastia degli Jagelloni, fino a diventare capitale del Regno di Polonia e membro della Lega Anseatica, attirando un numero consistente di artigiani, mercanti e gilde, provocando un notevole progresso scientifico ed artistico Nel 1475 i delegati dell'elettore Giorgio il Ricco di Baviera vennero a Cracovia per organizzare il matrimonio di Edvige (Jadwiga Jagiellonka), la figlia del re Casimiro IV Jagellone con Giorgio il Ricco. Edvige viaggiò per due mesi per raggiungere Landshut in Baviera, dove fu celebrata una elaborata cerimonia, il Matrimonio di Landshut (Landshuter Hochzei

 

Durante la Prima guerra mondiale, le truppe di Cracovia, guidate da Józef Piłsudski si batterono per la liberazione della Polonia, in alleanza con le forze austriache e tedesche. Nonostante la sconfitta degli Imperi Centrali, i termini del Trattato di Versailles (1919) stabilirono il primo Stato sovrano polacco da oltre un secolo.

 

La Polonia fu poi spartita nuovamente nel 1939 tra la Russia comunista e la Germania nazista (patto Ribbentrop Molotov siglato il 23/08/1939) con la Campagna di Poloniacasus belli della Seconda guerra mondiale, e le forze naziste entrarono in Cracovia a settembre dello stesso anno. Divenne così capitale del Governatorato Generale, un'autorità coloniale guidata da Hans Frank. L'occupazione fu pesante, soprattutto per l'identità culturale della città. Oltre 150 professori e studiosi della Università Jagellonica vennero convocati per un incontro, arrestati e inviati in un campo di concentramento a Sachsenhausen(vedi anche Sonderaktion Krakau). Molte reliquie e vestigia della cultura nazionale furono distrutte o saccheggiate. L'intera comunità ebraica della città, che prima della guerra contava tra le 60.000 e le 80.000 persone, fu annientata, attraverso espulsioni, il confino coatto nel ghetto di Cracovia e l'invio finale nei campi di concentramento e di sterminio, due tra i più tristemente famosi dei quali furono stabiliti nelle vicinanze di Cracovia: Płaszów e Auschwitz.

 

A causa della manovra di avanzamento delle forze sovietiche, alcuni palazzi storici e capolavori vennero demoliti. Al termine del conflitto, il governo della Repubblica Popolare di Polonia ordinò la costruzione di Nowa Huta, la più grande acciaieria dello Stato. L'obiettivo secondo alcuni storici era quello di ridurre l'influenza dei circoli intellettuali ed artistici attraendo le masse operaie; secondo altri studi l'obiettivo era il pieno impiego della popolazione, la soluzione del gravissimo problema della disoccupazione e dell'indigenza, l'indipendenza economica dello Stato Polacco attraverso lo sviluppo del settore produttivo più importante, l'acciaio appunto. Oggi la sua funzione è scomparsa e rimane soltanto un grosso quartiere popolare dall'aspetto alienante pieno di grossi palazzi dormitorio, tipico esempio di edilizia popolare socialista.

Cracow view1.jpg

 

Nel 1978, l'UNESCO ha inserito il centro storico della città nella sua prima lista dei siti patrimonio dell'umanità.

Auschwitz

 

Auschwitz, che servì come centro amministrativo per l'intero complesso, fu fondato il 20 maggio 1940 convertendo delle vecchie caserme dell'esercito polacco in un campo di concentramento e campo di lavoro. Un gruppo di 728 prigionieri politici polacchi provenienti da Tarnów furono i primi deportati ad Auschwitz il 14 giugno 1940 e lavorarono come manovali al riadattamento delle caserme, danneggiate dai bombardamenti e alla costruzione delle recinzioni perimetrali.

 

Inizialmente gli internati furono intellettuali e membri della resistenza polacca; più tardi vi furono deportati anche prigionieri di guerra sovietici, criminali comuni tedeschi, prigionieri politici ed "elementi asociali" come mendicanti, prostituteomosessuali, testimoni di Geova ed ebrei. Normalmente vi erano detenute dalle 13 000 alle 16 000 persone ma nel 1942 si raggiunse la cifra di 20 000 detenuti.

 

Sopra il cancello di ingresso si trovava la cinica scritta Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi). Sembra che la scritta fosse stata ideata dall'SS-Sturmbannführer Rudolf Höss, primo comandante responsabile del campo e sembra anche che il fabbro che costruì la scritta, un dissidente politico polacco di nome Jan Liwackz, detenuto con numero di matricola 1010, l'avesse fatta saldando la lettera "B" al contrario come segno di protesta, in quanto conscio di quale sarebbe stata la vera funzione del campo di Auschwitz; questo gesto gli sarebbe potuto costare la vita. A tal proposito, sembra che lo stesso fabbro, sopravvissuto all'Olocausto, quando il campo fu liberato dall'Armata Rossa, chiese di riavere l'insegna in quanto, essendo stata realizzata da lui, "gli apparteneva", cosa che non avvenne dato che, ormai, la scritta apparteneva alla storia. I prigionieri che lasciavano il campo per recarsi al lavoro, o che vi rientravano, erano costretti a sfilare sotto questo cancello, accompagnati dal suono di marce marziali eseguite da un'orchestra di deportate appositamente costituitaMädchenorchester von Auschwitz (letteralmente "Orchestra delle ragazze di Auschwitz"). Contrariamente a quanto rappresentato in alcuni film, la maggior parte dei prigionieri ebrei non era detenuta nel campo di Auschwitz e quindi non passava per questo cancello.

 

Le SS selezionarono alcuni prigionieri, spesso criminali comuni di origine tedesca o ariana (e quindi appartenenti alla "razza superiore"), come supervisori per gli altri detenuti. Tali supervisori, chiamati Kapo, si macchiarono, nella maggior parte dei casi, di orrendi crimini abusando del proprio potere e divenendo così complici dei propri carnefici.

 

Gli internati vivevano in baracche chiamate Block dotate di letti a castello a tre piani di tipo militare; le condizioni di sovraffollamento delle baracche, spesso utilizzate al doppio della capienza massima, costringevano i prigionieri a dividere un pagliericcio in due o più favorendo la trasmissione di parassiti e germi, che aumentavano le già elevate possibilità di infezioni e malattie.

 

Gli ebrei, nella scala sociale del campo, erano all'ultimo posto e ricevevano il peggior trattamento. Tutti gli internati avevano l'obbligo di lavorare (quelli inabili al lavoro venivano invece uccisi subito, appena arrivati nel campo); gli orari variavano a seconda delle stagioni ma si assestavano su di una media di 10-11 ore di lavoro giornaliero. Una domenica ogni due, tranne per chi lavorava presso aziende belliche che funzionavano a ciclo continuo, era considerata giorno festivo e dedita ai lavori di pulizia e manutenzione del campo e all'igiene personale dei detenuti. Le disumane condizioni di lavoro, le scarse razioni di cibo e le condizioni igieniche pressoché inesistenti portavano rapidamente i detenuti alla morte.

 

 28 04 2019

Cracovia, Polonia

Budapest, Ungheria

>>> 5° giorno

Km 387

Budapest Ungheria

 

Il primo insediamento sul territorio di Budapest fu a opera dei Celti intorno al I secolo a.C. In seguito venne occupata dai Romani. L'insediamento romano, Aquincum - che soppianta il celtico Akink - divenne la principale città della Pannonia inferiore. Dell'epoca romana restano un insediamento civile e uno militare, ciascuno con un anfiteatrotermemitrei, un acquedotto, alcune ville e numerosi castra di presidio del limes danubiano.

 

Le tribù ungheresi vi arrivarono nel corso del X secolo e ne fecero una delle sedi dei principi, prima, e dei re, poi. In quell'epoca la città si chiamava Buda.

 

Sulla riva opposta del Danubio fu fondata Pest. Già luogo di una certa importanza, venne ricostruita velocemente dopo la distruzione a opera degli invasori Mongoli nel 1241, ma fu Buda, sede del Palazzo Reale sin dal 1247, a diventare la capitale dell'Ungheria.

 

La conquista da parte dei Turchi di gran parte dell'Ungheria nel XVI secolo interruppe la crescita della città: dopo la battaglia di Mohács Pest cadde in mano agli invasori nel 1526 e Buda la seguì 15 anni più tardi. Mentre Buda rimase la sede del governo Turco, Pest finì in rovina prima della riconquista nel 1686 da parte delle truppe asburgiche.

 

Fu Pest, dal 1723 sede amministrativa del regno, a conoscere tra il XVIII e XIX secolo il maggior tasso di crescita, anche grazie all'inglobamento di centri abitati adiacenti. Nel 1800 Pest era più grande di Buda e Óbuda messe insieme, e nel corso del secolo crebbe di venti volte fino a raggiungere i 600.000 abitanti.

 

La fusione delle tre città di Buda, Óbuda e Pest in un'unica amministrazione, dapprima messa in atto dal governo rivoluzionario Ungherese nel 1849, poi revocata dalla restaurata autorità asburgica, venne infine resa effettiva dal governo autonomo ungherese instaurato col "Compromesso" austro-ungarico del 1867 (vedi Austria-Ungheria). La popolazione totale dell'area unificata crebbe tra il 1840 e il 1900 fino a 730.000 abitanti.

 

Durante il XX secolo la maggiore espansione demografica è avvenuta nei sobborghi, con Újpest che ha più che raddoppiato le sue dimensioni dal 1890 al 1910 e Kispest che le ha quintuplicate dal 1900 al 1920, a causa del fatto che la gran parte delle industrie del paese si sono concentrate nella città. Le perdite umane della prima guerra mondiale e quelle conseguenti alla perdita di due terzi del territorio del paese (1920) causarono un temporaneo rallentamento, lasciando Budapest capitale di uno Stato più piccolo ma finalmente sovrano. Nel 1930 la città giunse a contare un milione di abitanti, più altri 400.000 nei sobborghi. In quegli anni uno dei quotidiani a più larga diffusione era il Budapesti Hirlap, giornale nazionalista e conservatore che cessò le pubblicazioni nel 1939.

 

Durante l'occupazione tedesca della seconda guerra mondiale, più di un terzo dei 250.000 abitanti di origine ebraica di Budapest persero la vita nell'Olocausto[3]. La situazione si fece drammatica soprattutto tra l'ottobre 1944 e l'inizio del 1945 quando i nazisti e la polizia ungherese (controllata dal governo collaborazionista del partito delle Croci Frecciate) deportarono 76.000 degli ebrei di Budapest nei campi di concentramento e sterminio, forzando il resto della popolazione ebraica all'interno del ghetto di Budapest e sottoponendola a numerosi eccidi.A contrastare eroicamente le uccisioni e le deportazioni si distinsero il diplomatico svedese Raoul Wallenberg, quello svizzero Carl Lutz, l'italiano Giorgio Perlasca (che si fece passare per diplomatico spagnolo) e il nunzio apostolico Mons. Angelo Rotta. Nonostante l'enorme massacro, Budapest è ancor oggi la città europea con la maggior percentuale di popolazione ebraica.

 

Danneggiata gravemente durante l'assedio sovietico dell'inizio del 1945, la città fu ricostruita nel dopoguerra. Nel 1956 la città fu uno dei maggiori teatri della rivolta d'Ungheria e dei conseguenti scontri tra la popolazione e le truppe sovietiche, che portarono alla sconfitta degli insorti e alla repressione. Negli anni sessanta, la capitale divenne in qualche modo una vetrina delle politiche più pragmatiche intraprese dal governo del Paese dopo i fatti del 1956. Dopo la caduta del regime comunista (1989), Budapest ha riallacciato i suoi tradizionali legami economici e culturali con l'Europa occidentale, ponendosi come capofila nel tumultuoso passaggio al capitalismo dei Paesi centro europei ex socialisti. A partire dagli anni novanta, seguendo una linea di tendenza comune a tutta l'Ungheria, Budapest ha subito un calo demografico causato dall'emigrazione e dalla decrescita naturale della popolazione.

 

30 04 2019

Budapest Ungheria

Lubiana Slovenia

>>> 7° giorno

Km 463

Lubiana Slovenia

 

Nel VI secolo si insediò il popolo degli sloveni i quali, nel IX secolo, passarono sotto la dominazione del popolo dei Franchi, ai quali si aggiunsero gli attacchi da parte degli ungheresi.

 

Il nome della città, Luvigana, appare per la prima volta in un documento del 1144.Nel XIII secolo la città è composta di tre zone: Stari trg (centro storico), il Mestni trg (piazza) e Novi trg (città nuova). Nel 1220 ricevette lo status di città, che le garantiva il diritto di battere propria moneta.

 

Nel 1270 la regione della Carniola (che corrisponde circa all'attuale Slovenia centro-occidentale), in cui rientra la città, entra tra i possedimenti di Ottocaro II di Boemia. Rodolfo I d'Asburgo ottiene la città nel 1278. La città, ribattezzata in tedesco Laibach, rimarrà alla casa d'Austria fino al 1809. La diocesi della città è stata fondata nel 1491 e la chiesa di Saint-Nicolas diviene la cattedrale.

 

Nel XV secolo, la città acquisita fama di centro delle arti. Dopo un terremoto nel 1511, Lubiana viene ricostruita in uno stile rinascimentale e una nuova cinta è costruita intorno alla città. Nel XVI secolo la sua popolazione è composta di 5.000 abitanti, di cui il 70% di lingua slovena. Nel 1550 vengono stampati i primi due libri in sloveno compresa una traduzione della Bibbia. Nel 1597 sono i Gesuiti a costruire una nuova scuola, la quale poi diverrà un collegio. La città adotta negli anni seguenti uno stile architettonico barocco.

Il dominio degli Asburgo venne brevemente interrotto durante le guerre napoleoniche e tra il 1809 e il 1813 Lubiana fu la capitale delle Province illiriche del Primo Impero francese. Nel 1815 la città ritornò in mano austriaca e dal 1816 al 1849 fu parte del Regno austriaco d'Illiria. Nel 1821 la città ospitò il congresso in cui sarà definita la geografia europea degli anni seguenti.

Il primo treno da Vienna arriva in città nel 1849 e nel 1857 la linea è estesa a Trieste. L'illuminazione elettrica arriva nel 1898.

Nel 1895 la città, che conta 31.000 abitanti, è vittima di un grave terremoto di magnitudo 6,1 sulla scala Richter. Il 10% degli edifici è distrutto, anche se si registra un numero di vittime contenuto. Diverse zone della città sono ricostruite in stile Art Nouveau.

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Nel 1918, con il collasso dell'Impero austro-ungarico, Lubiana passò al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni poi tramutatosi in Regno di Jugoslavia. Nel 1929 divenne la capitale della provincia jugoslava della Dravska Banovina.

Durante la Seconda guerra mondiale, la città fu occupata e annessa dall'Italia nel 1941. Lubiana e il territorio circostante (Bassa Carniola) divennero una provincia italiana della regione Venezia Giulia, di cui Lubiana fu capoluogo con sigla automobilistica LB. L'attuale territorio comunale era articolato - oltre che nel comune capoluogo di Lubiana Città - anche nei comuni di Dobrugne (Dobrunje), Gesizza (Ježica) e S. Vito (Šentvid).

 

 

 

1 05 2019

Lubiana Slovenia

Bergamo Italia

>>> 8° giorno

Km 453